Ulema da tutto il mondo islamico riuniti per salvare Baytu-l-muqaddas [Gerusalemme] e aiutare il popolo palestinese



Una chiamata per ridare vita al ruolo degli ulema musulmani contro il sionismo si è svolta a dicembre a Beirut. Centotrenta ulema da tutto il mondo sono giunti nella capitale libanese in occasione della conferenza che verteva sul tema “salvare Baytu-l-muqaddas e aiutare il popolo palestinese”
I capi della Resistenza e dei movimenti islamici del Libano e della Palestina hanno anch’essi focalizzato la necessità dell’attività degli ulema a favore dei Palestinesi. Durante la conferenza, gli ulema e i capi della Resistenza hanno affermato che, nonostante la superiorità militare dei sionisti, il progetto sionista non può uscire vittorioso contro una forte e decisa resistenza islamica.
Il segretario generale di Hizbullah, Sayyid Hassan Nasrallah ha detto che i movimenti di resistenza libanese e palestinese sono stati ampiamente riconosciuti come gruppi qualificati per la vittoria, citando l’inimmaginabile capacità di sopportare la sofferenza che conferma la fede e la fiducia in Allah per i mujàhidin di questi movimenti. Egli ha criticato le voci diffuse dai telegiornali, dalla televisione e dai canali satellitari, secondo le quali le numerose operazioni di “martirio cercato” sarebbero in contraddizione con la religione, e non costituirebbero una valida forma di martirio, aggiungendo che affrontare Israele lasciando prevalere le circostanze condurrebbe alla distruzione della nazione islamica. Seyyed Hassan Nasrallah ha accusato queste voci di lavorare per distruggere le credenze dei combattenti della resistenza. Seyyed Hassan Nasrallah ha riposto attenzione sul pericolo derivante dalle forze che cercano di uccidere lo spirito della resistenza, dicendo che l’arma più pericolosa al nemico risiede nella religione, nel fiqh e nelle fatàwah [sentenze degli esperti di diritto islamico]. Seyyed Hassan Nasrallah ha altresì affermato che il pericolo è mosso dalla necessità di fatawah sincere: “Non stiamo cercando fatawah politiche per giustificare le decisioni strategiche che abbiamo già adottato. Stiamo solo cercando fatawàh oneste”
Ciò è stato ripetuto anche da Khàlid Mash´al di Hamas, che si è affidato agli ulema del mondo per svegliare la nazione islamica e aiutare la resistenza palestinese. Egli ha affermato: “Come la resistenza musulmana libanese è arrivata alla vittoria sotto il comando di Hizbullah, la resistenza palestinese, a Dio piacendo, arriverà alla vittoria”
Il sapiente libanese Sayyid Muhammad Hussayn Fadlallah si è appellato agli ulema per educare i musulmani sull’essenza della causa palestinese, poiché il mondo islamico risiede nella coscienza e nel riconoscimento culturale di questa causa. Egli ha detto che il problema principale degli Arabi è stata la tendenza ad accontentarsi di reagire agli sviluppi invece che concentrarsi su un piano attivo. Egli si è lamentato del mondo arabo nei confronti del progetto sionista e della sua preferenza a lavorare in piccole e viziose cerchie.
L’ex ministro degli interni della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyyed Ali Akbar Mohtashami, ha descritto la scelta del martirio contro l'esercito sionista come la sola arma che il popolo palestinese ha in questo momento.
Alla fine dell'incontro gli ulema hanno redatto il seguente comunicato:
“La Palestina nella sua interezza, dalle rive del Giordano al mar Mediterraneo, e dal suo culmine nord a quello sud, con tutte le sue città, i suoi villaggi e la sua capitale Baytu-l-muqaddas, è una terra arabo-islamica, casa di tutte le progenie Palestinesi”
“La dichiarazione rigetta ogni tipo di accordo con Israele, poiché lo stato sionista rappresenta una presenza illegittima e illegale scaturita da un’invasione, da un’usurpazione, da un’illegittima occupazione”
“La città santa di Baytu-muqaddas [Gerusalemme] non è soggetta né a spartizioni né a divisioni. È dovere di tutti i musulmani liberarla, difenderla e proteggerla dalla giudaizzazione e dal cambiamento delle sue linee di confine”
“La resistenza del popolo palestinese è, in tutte le sue forme, un diritto legittimo reso come dovere nell’Islam”
“Le operazioni di martirio cercato sono condotte da mujahidin contro il nemico sionista e sono operazioni legittime basate sul Libro di Allah e sulla sunnah del Profeta (S). Il martirio cercato è motivato dalla credenza, fede e desiderio di raggiungere il favore di Allah, ed è un atto compiuto consciamente, liberamente e volontariamente. È una delle più importanti armi strategiche di resistenza, capace di imporre la superiorità morale al nemico e stabilire l’equilibrio delle forze”
“Sottolineare l'importanza dell'unità. Tutti i partiti politici dei governi del mondo arabo e musulmano devono cooperare evitando considerazioni nazionaliste e settarie. Quds è una causa centrale per la nazione islamica, che rende la sua liberazione una priorità sulle priorità”
In una serie di raccomandazioni, i partecipanti hanno evidenziato il fatto di tenere la causa della Città Santa viva per le generazioni future, dichiarando la liceità di incanalare i fondi della zakàh, del khums e della sadaqah all'Intifada, richiamando al boicottaggio di Israele su ogni fronte. Essi hanno inoltre proclamato la proibizione di offrire aiuti alle aggressioni condotte dall'America a qualsiasi stato del mondo.