Il lamento di Ashurà



Il profumo dei candidi fiori caduti al suolo nel giorno di Ashurà inebria in ogni luogo e in ogni epoca il cuore dei sinceri amici di Dio.
Il puro sangue di Hossain mette a tacere la ribelle ragione e lancia i cuori al sommo atto di sacrificio sulla retta via dell’Amato.
L’esempio del Signore dei Martiri rompe i veli della paura e predispone l’anima al martirio.
Vieni Ashurà! Colma i nostri cuore dell’amore per Hossain. Riempi i nostri occhi delle lacrime che ci purificano dal peccato.
I profondi occhi del prode Abbàs, ricoperti di polvere e sangue, non osano guardare il triste viso dell’Imam. Eppure egli è l’amato figlio di Alí, il Fregio dei Baní Hàshim, l’eroe di Karbalà, il compagno dell’Eufrate, il fedelissimo fratello del Signore dei Martiri. Egli era un perfetto esempio di rispetto e gentilezza: solo agli ultimi respiri osò chiamare Hossain fratello.
Certo, nel viso dell’Imam puoi vedere la sanguinante gola di Alí Asghar, l’oppresso corpo di Alí Akbar, i bianchi capelli del canuto Habíb Ben Mazahír intrisi di giovane sangue, le lacrime di Zaynab, le crudeli catene dell’imam Sajjàd, l’innocente sorriso del piccolo Qàsim, l’ansia di Sukàynah, la solitudine di Ruqiyyah, il lamento della nobile moglie di Hossain, e, piú di ogni altra cosa, Fatima che piange il suo amato figlio nell’arida piana di Karbalà.
Il petto di Hossain denuncia la crudeltà e l’ignoranza della gente, invitando tutti gli uomini liberi a ribellarsi ai tiranni, in ogni luogo e in tutte le epoche.
Ben lontana è da noi la viltà! Questo è il santo grido del Signore dei Nobili, il credo degli uomini liberi, il sentiero dei timorati, la chiave del Paradiso di Allah, lo scudo contro l’Inferno, l’onore di ogni credente devoto, il destino di ogni martire beato.
O Signore dei Martiri, liberaci dalle catene della viltà! Proteggici con un atomo del tuo onore!
O fedele cavallo di Hossain, parla degli ultimi respiri del nostro imam. Parla di quando, a testa bassa, pieno di vergogna, sei ritornato dalla piccola Sukaynah. Parla di quando questa nobile figlia del Messaggero di Allah, angosciata, ti ha chiesto: “L’hanno forse dissetato prima di ucciderlo?”. Parla Zhu-l-janàh, incendia i nostri cuori, brucia le nostre anime, avvicinaci a Karbalà. O tu che porti sul tuo corpo il puro sangue del Martire, o tu che lo hai accompagnato fino all’ultimo respiro, o tu che desideravi cadere accanto al tuo padrone, o tu che avresti preferito morire invece di vedere le lacrime della innocente Sukaynah, parlami di Hossain, ti prego parla, tu che sei stato testimone degli ultimi istanti del santo figlio della pura Fatima.
O Muslim, o fido ambasciatore del sacro Martire di Karbalà, t’invidio! Tu sei morto prima di Hossain, come Hossain, per Hossain e in Hossain! O Muslim, o prode figlio di Aqíl, l’amore per Hossain t’ha portato a Kufah, la quale t’ha tradito e abbandonato. Pregasti con gli angeli nella grande moschea della Città Infedele. Cadde la tua testa sotto la lama del boia, preludendo al vicino supplizio di Hossain.
O Zaynab, audace figlia del Leone di Allah, parlami di Hossain, parlami di tuo fratello, parlami di quando hai baciato le sacre vene del suo oppresso collo, parlami del dolore delle Orfane, parlami del fuoco che divorò le tende, parlami del corpo senza testa del sacro Martire di Karbalà, parlami di Alí Akbar, il ritratto vivente del Sigillo dei Profeti, parlami dei lamenti di Fatima, parlami di Ruqiyyah, morta accanto alla testa del suo amato padre, parlami di Kufah, di Damasco, dei tuoi celebri sermoni, con i quali hai continuato la via di Hossain, del ritorno a Karbalà, delle vuote case dei Martiri a Medina, dei vicoli che reclamavano i passi di Hossain, del triste mendico che reclamava la carità di Abbàs, di Sajjàd e del suo interminabile pianto.
O vile Yazíd, figlio illegittimo di figli illegittimi, sai chi hai ucciso? Sai che sangue hai versato? Sai chi era il padre del Martire di Karbalà? Sai chi era la casta madre di Hossain? Sai quante volte il santo Profeta ha baciato la bocca che tu hai offeso con la khayzuràn? Ricordi quando la santa Zaynab ti chiamò Figlio dei Liberati? Che Iddio ti maledica assieme ai tuoi empi padri.
O Fatima, ricordaci il giorno della nascita di Hossain, parlaci di quanto avete pianto quando il santo Profeta, con il nobile neonato tra le mani, e con le lacrime agli occhi, predisse il glorioso martirio nel suo del suo terzo vicario.
O santi martiri di Karbalà, tutto avete sacrificato per il vostro imam: la vita, i beni, l’onore. In cambio Allah v’ha dato il Suo Paradiso, nel quale fa entrare solo i Suoi devoti servi.
Avrei voluto essere tra di voi, combattere al vostro fianco, donare il mio umile sangue a Hossain, proteggerlo con il mio corpo, consolare le sue bambine, difendere l’onore della santa Zaynab, portare io le catene che laceravano la nobile pelle di Sajjad, alleviare le terribili pene del mio Imam, coprire con il mio lamento quello delle donne della santa famiglia di Hossain, uccidere i nemici di Dio, vendicare i Suoi amici.
Ma ahimè il tempo m’è nemico, e l’unica cosa che vi posso offrire è il mio devoto pianto.