Comunicato di condanna del crimine di Samarra



 “E chi è più iniquo di chi ha impedito di pronunciare nelle moschee di Allah il Suo nome ed ha cercato di distruggerle? Non è dato loro di entrarvi, se non timorosi. Essi avranno in questo mondo ignominia e nell’aldilà un grande castigo”

(Sacro Corano II:114)

Ancora una volta le forze della miscredenza e dell’empietà hanno tentato d’infliggere una profonda ferita nel cuore della comunità dei credenti. Dopo i ripetuti attacchi ed oltraggi al santo mausoleo dell’imam Alì (pace su di lui), alla sacra Moschea di Kufa (da dove il Mahdi governerà il mondo, dopo la sua manifestazione, che Iddio ce ne affretti la gioia), e alla benedetta moschea di Sahlah, dopo le caricature sataniche sul nobile Profeta dell’Islam, ora ci tocca un altro dolore: assistere alla quasi completa distruzione del santuario che ospita le tombe dei nobili imam Hadi ed Askari, nonno e padre del Mahdi (pace su di loro), nella stessa città in cui egli s’occultò agli occhi degli uomini, in attesa della sua gloriosa manifestazione, che largirà al mondo il trionfo della giustizia e dell’armonia.

Lo ribadiamo ancora una volta: la bestia immonda, negli spasimi della sua agonia, va sferrando i suoi ultimi e terribili colpi, nel disperato tentativo d’avere ragione di chi non ha mai accettato, né mai accetterà (a Iddio piacendo), di prostrarsi al suo cospetto e d’adorarla, in un blasfemo delirio d’onnipotenza, nei suoi estremi accessi di cieco furore. E di nuovo essa va tentando di giocare la carta delle divisioni e delle guerre intestine, avvalendosi all’occasione degli apostati e dei reietti che si prestino al suo gioco.

Ma Iddio è più grande di loro, lo vediamo ogni giorno di più: l’unità dei credenti va rafforzandosi, isolando quanti non abbiano trovato di meglio che collaborare con le potenze sataniche, a partire dai governi corrotti ed oppressori, e dalle sparute conventicole d’esagitati e di sviati su cui s’è tentato di costruire la seconda delle grandi mistificazioni del nostro tempo (dopo quella del “sacrificio” del “popolo dio”), e cioè il mito del cosiddetto “terrorismo islamico”, accusa che rinviamo al mittente, ai suoi autentici responsabili.

Nel ribadire la nostra più ferma condanna di questo turpe crimine, dei suoi ispiratori e burattinai, e dei suoi esecutori, ci affidiamo all’Altissimo, implorandoLo di fare dei cuori, delle anime e dei corpi stessi dei credenti tutti, un solo cuore, una sola anima e un solo corpo, capaci di resistere alle provocazioni, alle prevaricazioni, ed alle aggressioni della miscredenza e dell’empietà.

“Ubbidite ad Allah e al Suo Messaggero, e non altercate, ché altrimenti vi scoraggereste e se ne andrebbe la vostra forza, e pazientate, ché, in verità, Allah è coi pazienti”

(Sacro Corano VIII:46)