La figura dell’Imam nel pensiero dell’Imam Khomeyni



Il compito di ricordare la figura di un grande uomo potrebbe sembrare di primo acchito facile e scontato, ma può invece dare adito a difficoltà inaspettate, laddove non ci si accontenti delle viete celebrazioni di maniera e delle ovvietà delle solite frasi fatte e di occasioni ripetute a iosa. Quel che più importa in simili circostanze è la consapevolezza delle ragioni della grandezza del personaggio in questione, di ciò che lo fece grande e come tale lo ha imposto e continua a imporlo al mondo, il saperne render conto al di là degli speciosi colpi d'ala della vana retorica declamatoria.

Nel caso dell'Imam Khomeini le ragioni della sua grandezza sono radicate nella complessità e profondità, nell'ampiezza ed elevatezza della sua persona, come della sua opera. Tanto più che questa complessità, il lato esteriore e manifesto della sua grandezza, assume in lui una dimensione pubblica e politica, che va di pari passo e si accorda pienamente con quello che è l'aspetto più squisitamente interiore e spirituale della sua realtà e vicenda umana.

E' un fatto più unico che raro nella storia moderna e contemporanea che un suo protagonista abbia saputo collegare organicamente in sé la dimensione interiore ed esteriore della natura umana, giungendo a proiettare fin nel dominio collettivo, politico e sociale, i vertici stessi della realizzazione metafisica e della prossimità divina. Il mondo moderno tende invero a scindere, se non persino a contrapporre i due ambiti: un vano e scialbo intimismo incapacitante finisce di vivere di buon grado con il regno della quantità pura, del movimento indefinito e dell'azione fine a sé stessa, senza nessun tentativo di ricomposizione che vada verso il basso, nel segno di un'ulteriore discesa e di una degradazione senza ritorno. Ora, nel caso dell'Imam Khomeini, ci è stato dato di assistere ad un evento unico in questo frangente delle vicende terrene: la ricomposizione di questa frattura esistenziale, e non soltanto nella sua persona, ma anche, quel che è più significativo, in tutta la comunità di cui egli venne riconosciuto a capo, nel segno della Legge Divina Rivelata. Giacché l'Imam seppe essere per parte sua un uomo completo: completezza che gli venne dal rifiuto del prometeismo moderno, nella sua forma sia intimista che pragmatica, e dalla sua completa Sottomissione a Dio, dal suo aver saputo essere un vero "muslim", un vero musulmano, di fatto, oltre che di nome e di diritto. La sua approssimazione a Dio, la sua intimità con i misteri della Sua Santa Essenza, gli venne dalla Sottomissione alla Sua volontà per il tramite della pienezza della luce muhammadica dei quattordici purissimi, ai quali Allah ha concesso il privilegio supremo di indicare la via della salvezza, gli iniziatori al mistero della Sua gnosi e della Sua grazia, di cui essi sono gli intercessori. L'Imam Khomeini seppe, a dispetto di tutto e di tutti, seguire fino in fondo la via del Nobile Profeta e dei suoi Imam Benedetti, la via dell'Ahlu-l-Bayt, che è la via della salvezza e della vittoria, in questo come nell'altro mondo, luce che illumina e che procede da Dio e dal Profeta (Corano 24:36; 33:46), per continuarsi nella Wilayat spirituale e temporale dei "nostri figli", delle "nostre donne" e di "noi stessi" (Corano 3:61).

Ora, l'Imam Khomeini ha avuto da Dio nella sua vicenda umana un privilegio del tutto particolare: egli ha potuto essere, per la prima volta dai tempi del Profeta (s) e di Ali (a), capo temporale, oltre che Guida spirituale della Comunità dei Credenti, dei seguaci delle Genti della Casa, realizzando su scala minore, per gli imperscrutabili disegni della Provvidenza Divina, quella compiutezza che, già attuata in divinis per tutti i Purissimi, sarà propria dell'Imam Mahdi (a) al momento della sua parusia, ed alla quale persino gli altri Imam dell'Ahlu-l-Bayt, sia pure nella loro sublimità e integrità metafisica hanno dovuto rinunziare nella loro totale sottomissione alle condizioni dell'umanità ordinaria. Non vorremmo essere fraintesi: ciascuno degli Imam della Casa del Profeta è pura luce muhammadica, è gloria di Dio, è nome di Dio, è compiuta perfezione, è quell'Uomo Universale cui nulla toglie la contingenza delle vicende esteriori, a differenza di quel che succede per gli uomini ordinari.. Ciò non toglie che anche questa completezza ad extra, inessenziale e contingente, si sia realizzata e si realizzerà al fine per volontà dell'Altissimo.

Sicché nell'opera dell'Imam Khomeini ci sembra di poter ravvisare una prefigurazione minore di questa interezza anche esteriore, accidentale sì, ma pure a suo modo necessaria, e tanto più necessaria per gli uomini ordinari di questo nostro tempo, la cui possibilità di salvezza e di ascesa al divino non può prescindere dalla completezza dell'ordine preconizzato dalla Sua Legge, sia nel dominio individuale che in quello collettivo. L'adeguazione al modello dell'Uomo Universale nella prossimità della Santa Essenza non può essere che totale, per chi abbia avuto dall'Altissimo la grazia singolare di essere a suo modo un uomo completo. Iddio ha voluto largire all'Imam Khomeini questa grazia singolare. Quantunque si tratti sempre e soltanto di una libera elargizione della Sua Volontà e della Sua Generosità, questa ricchezza di grazia in questo ambito particolare non è per nulla casuale in rapporto alla figura ed all'opera dell'Imam considerate nel loro complesso.

E' già difficile, per non dire impossibile, capire appieno la grandezza di un uomo di Dio dai suoi segni esteriori, giacché solo chi saprà percorrerne fino in fondo la via potrà arrivare a comprendere quel che egli sia, per il fatto di essere quale egli è. E tanto più difficile sarà la cosa per noi occidentali nei confronti dell'Imam, di cui sono disponibili se non in minima parte i frutti esteriori della sua ascesa gnostica, le opere in cui egli seppe distillare i segni della sua conoscenza irfanica, a prescindere dalla grandiosità del suo operato politico e sociale, dal quale si rischia peraltro di essere fuorviati, laddove ci si lasci indurre dalla sua stessa appariscenza ad isolarlo dal suo contesto. Queste opere dal punto di vista dottrinale sono tali da farne uno dei massimi esponenti di quella linea della gnosi teorica avente i suoi capiscuola e capisaldi in Mohyddin ibn Arabi ed in Molla Sadra Shirazi, scuola che ha saputo vedere nel dominio discorsivo i segni della realizzazione irfanica.

Quella su cui vorremmo invece soffermare per qualche istante l'attenzione è la parte poetica delle opere dell'Imam. Giacché l'Imam Khomeini fu poeta nel senso più elevato del termine, il che lo inserisce a pieno diritto i quell'aureo filone della poesia mistica che ha avuto proprio in terra di Persia le sue vene più preziose. Chi ha potuto leggerne anche poche righe di pallida traduzione, è rimasto a dir poco colpito dall'ardimento, dalla profondità, dalla veemenza, e soprattutto dalla bellezza dei versi, che cantano l'ebbrezza d'amore di un'anima eletta assorta ed estinta in Dio, che forse già in questa vita ebbe il privilegio sublime di gustare il sapore ineffabile del nettare del Paradiso. Chi ha avuto la fortuna e il privilegio di leggerne le righe nella lingua originale, ci ha assicurato trattarsi di un'esperienza spirituale indimenticabile. Altamente significativa, dicevamo poc'anzi, questa circostanza. Giacché il fatto di porsi con tanta autorevolezza nella nobile linea poetica della migliore tradizione sufica e irfanica la dice lunga sul rango spirituale dell'Imam, più ancora che non le sue stesse opere dottrinali.

Opere le quali hanno anch'esse, per parte loro, una connotazione affatto peculiare: si ha la netta percezione che la parte argomentativa, seppure rilevante e logicamente ineccepibile, venga in esse sopravanzata da una sorta d'ispirazione diretta che ne corrobora le parole stesse rendendole più incisive, penetranti, profonde, convincenti. Nulla che abbia a che vedere con i troppi vaniloqui della filosofia, specie moderna, d'Occidente, con le dotte tele di ragno di troppa teologia, e con gli scomposti contorcimenti del più vieto razionalismo. Nulla di tutto questo: l'Imam Khoimeini è innanzitutto maestro di gnosi, il che gli dà modo di parlare dall'alto, come uno che ha autorità, e per ciò stesso di penetrare a fondo nelle anime degli uomini, sulla base di quel che egli ha "visto", e non di capziose illazioni.

Ed è appunto questa sua qualificazione squisitamente irfanica, questa penetrazione, che egli deve al tramite e all'intercessione dei quattordici purissimi, in quei misteri che Iddio, afferma il Corano, "non rivela a nessuno, se non ad un Inviato di cui s'è compiaciuto". E' questa la sua stazione spirituale a dar senso e a qualificare la sua opera esteriore: la sua "rivoluzione" è, in senso letterale, un "revolvere" che procede dal moto interiore di ritorno a Dio, al Profeta (s) ed agli Imam (a) che egli seppe attuare innanzitutto dentro di sé, da quel "grande jihad", sforzo supremo di adeguamento alla Volontà dell'Altissimo, che dalla sua persona poté anche esteriorizzarsi, dando luogo a tutto un moto ascendente d'ordine collettivo, politico e sociale che oggigiorno, al di là di tutte le ostilità, le incomprensioni, le distorsioni ed i veri e propri tradimenti, tende sempre più ad imporsi all'Umma islamica, e per suo tramite, all'umanità intera, come l'unica via che abbia senso percorrere: la via del ritorno al Principio, del ritorno a Dio per il tramite dell'attuazione integrale della Sua Legge rivelata, ma come legge che non sia lettera morta e disanimata o mera ipocrisia, ma che faccia capo all'esemplare della sua realizzazione umana e cosmica, alla luce muhammadica dell'Uomo Universale, all'archetipo del pleroma dei Dodici Purissimi, a quel Corano Vivente inscindibile dal Profeta (s) e dalla sua Discendenza di cui Iddio a voluto far dono agli uomini, come recita un celebre hadith. Completezza e realizzazione di cui sono partecipi tutti coloro che hanno avuto la grazia di conformarvisi e seguirne la via, ed in primo luogo quanti, come l'Imam Khomeini, hanno avuto dall'Altissimo il privilegio eccelso di farsene carico anche in questo nostro basso mondo d'esteriorità, in questo mare di tenebra della materia in cui l'uomo contemporaneo vive del tutto immerso.

"In verità abbiamo creato l'uomo perché combatta... Non gli abbiamo indicato le due vie?
Segua dunque la via ascendente" (Corano 90:4, 10,11)

 



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