Hijab, l’abbigliamento delle donne musulmane: islamico o culturale?



Una versione estesa della discussione tenuta nel corso del programma televisivo “Islam in Focus” (Canada) il 1° Novembre 1997

da Seyyed Muhammad Rizvi

Introduzione

بسم الله الرحمن الرحيم

الحمد لله رب العالمين و الصلاة و السلام على محمد و آله الطاهرين

Col Nome d‘Iddio, il Clemente, il Misericordioso.
Tutte le lodi appartengono a Dio, il Signore dell’Universo.
Le benedizioni di Dio siano sul Profeta Muhammad e la sua progenie.

L’Islam è una religione universale; la sua presenza può esser notata in tutto il mondo attraverso le conversioni o la migrazione. A ogni modo, il più visibile simbolo della presenza dell’Islam in Occidente è l’hijab— il copricapo utilizzato dalle donne musulmane per coprire la propria testa. Nell’area metropolitana di Toronto voi potete vedere donne musulmane con l’hijab nelle scuole, nei college, nelle università, sul lavoro, nei viali e lungo le strade.

Essendo il più evidente simbolo della presenza dell’Islam, è anche il bersaglio più facile per molestare i musulmani. Ovunque un politico razzista, o i media, o un gruppo estremista attacca l’Islam, il primo vero obiettivo è l’hijab della donna musulmana. Anche alcuni cosiddetti esperti dell’Islam e del Medio Oriente assumono una attitudine accondiscende e cercano di insegnare ai musulmani che l’hijab non è un dovere religioso nell’Islam, sostenendo che si tratta per lo più di una questione culturale utilizzata dagli uomini musulmani per opprimere le donne. Anche alcuni giornalisti, politici e intellettuali musulmani non in pace con se stessi salgono su questo vagone per presentarsi come “progressisti” e “liberati”.



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