INTRODUZIONE



Come abbiamo avuto occasione di dire all’inizio di questo libro i princípi e i precetti della religione islamica si suddividono in tre parti: i princípi della fede, l’etica e le norme. Dopo aver conosciuto Dio, occorre eseguire determinati atti, quali la preghiera e il digiuno, che sono il segno della nostra sottomissione al Signore.
In questo capitolo illustreremo le norme relative alla preghiera e nel prossimo quelle inerenti al digiuno.
Dice Dio l’Eccelso: “Quando chiedono ai dannati: ‘Che cosa vi ha condotto nel fuoco dell’Inferno?’, rispondono: ‘Non eravamo fra coloro che pregavano’”
1.
Il sommo Profeta disse: “La preghiera è il pilastro della religione; se essa viene accettata da Dio, verranno accettati anche gli altri atti di adorazione, se invece non viene accettata, non verranno accettati neanche gli altri atti di adorazione”.
Dio l’Altissimo, nel Corano, afferma: “Guai allora a coloro che adempiono all’obbligo della preghiera dimentichi di Dio”
2.
Colui che prega senza attribuire alla preghiera la sua debita importanza è come se non pregasse affatto. Un giorno il nobile Profeta entrò in moschea e vide una persona che pregava senza però compiere in modo completo gli inchini e le prosternazioni della propria preghiera. Il Messaggero di Dio disse allora: “Se quest’uomo morisse in tale stato non lascerebbe questo mondo da Musulmano”.
La preghiera deve essere eseguita con sottomissione e devozione; durante la sua esecuzione bisogna tenere bene presente a chi ci si sta rivolgendo. È inoltre necessario compiere in modo corretto gli inchini, le prosternazioni e tutti gli altri atti della preghiera. È in tal modo che si può trarre beneficio dai suoi sublimi vantaggi.
Se qualcuno si lava cinque volte al giorno in un corso d’acqua, non resterà sul suo corpo nessuna sporcizia; in modo analogo, le cinque preghiere quotidiane purificano l’uomo dal peccato.
Dio nel Corano dice: “In verità, la preghiera trattiene dagli atti turpi e indegni”
3. In effetti, le norme e le condizioni che regolano questo atto di adorazione sono tali che se l’orante le rispetta mai sarà esposto al male. Ad esempio, una delle condizioni di validità della preghiera è che l’abito che si indossa durante la sua esecuzione non deve essere stato usurpato. La legge islamica dice che se il vestito indossato durante la preghiera possiede anche un solo filo usurpato la preghiera risulta invalida. Ora, l’orante che si astiene fino a tal punto dall’illecito non è possibile che usurpi i beni del prossimo o ne calpesti i diritti. Inoltre la preghiera viene accettata da Dio quando l’individuo abbia allontanato da sé i vizi, i quali sono l’origine di tutti i mali; l’orante che ci tiene a vedere la propria preghiera accettata da Dio si tiene quindi lontano da questi vizi e di conseguenza rimane al riparo da ogni turpitudine, da qualsiasi male.
Se certi individui, pur compiendo le loro preghiere, commettono azioni turpi e riprovevoli, la ragione di ciò risiede nel fatto che essi non rispettano le norme e le condizioni necessarie della preghiera. Di conseguenza la loro preghiera non viene accettata da Dio ed essi non riescono a giovarsi dei suoi sublimi vantaggi.
L’importanza che il sacro Legislatore dell’Islam ha dato alla preghiera è cosí grande che Egli l’ha resa obbligatoria in qualsiasi stato ci si trovi, persino in istato di agonia. In tale stato, se, ad esempio, non si è in grado di recitare la sura Aprente, l’altra sura prescritta e le altre formule della preghiera, bisogna eseguire tali recitazioni nel pensiero. Se inoltre non si riesce a pregare in posizione eretta, bisogna pregare stando seduti e se non si riesce ad assumere nemmeno tale posizione bisogna sdraiarsi. In battaglia, quando, orientandosi in direzione della sacra Ka’bah, si corra il rischio di venire uccisi dal nemico, oppure quando non è possibile orientarsi in tale direzione, l’obbligo di eseguire la preghiera in tale direzione non sussiste piú. Insomma, in nessun caso si viene dispensati dall’eseguire la preghiera.

1Corano LXXIV: 42 e 43.

2Corano CVII: 4 e 5.

3Corano XXIX: 45.