Il matrimonio temporaneo (mut’ah)



Allamah Tabatabai e Seyyed Hosseyn Nasr

 

Un’altra (1) delle pratiche incomprese della Shi’a spesso criticata, specialmente da alcuni dei modernisti, è il matrimonio temporaneo o mut’ah.

E’ un fatto storico definitivamente stabilito che agli inizi dell’Islam, vale a dire tra l’inizio della Rivelazione e la migrazione del Santo Profeta (S) a Medina, il matrimonio temporaneo, chiamato mut’ah, venisse praticato dai musulmani a fianco del matrimonio permanente.

Come esempio si può citare il caso di Zubayr al-Sahabi, che si sposò con Asma’, la figlia di Abu Bakr, in un matrimonio temporaneo; da questa unione nacquero ‘Abdallah Ibn Zubayr e ‘Urwah Ibn Zubayr. Queste figure erano tutte tra i più conosciuti Compagni del Santo Profeta. Ovviamente, se questo tipo di unione fosse stato illegittimo e categorizzato come adulterio, che è uno dei peccati più gravi nell’Islam e comporta dure punizioni, mai sarebbe stato praticato da persone che erano tra i principali Compagni.

Il matrimonio temporaneo venne praticato anche dall’epoca dell’emigrazione fino alla morte del Santo Profeta. E anche dopo questo evento, durante il governo del primo califfo e parte del governo del secondo, i musulmani continuarono a praticarlo, finché venne proibito dal secondo califfo, che minacciò di lapidare chi lo avesse continuato a praticare. Secondo tutte le fonti, il secondo califfo fece la seguente dichiarazione: “Ci sono due mut’ah che esistevano nell’epoca del Profeta di Dio e di Abu Bakr che io ho proibito, e punirò chi disobbedirà ai miei ordini. Queste due mut’ah sono la mut’ah rispetto al Pellegrinaggio (Hajj) e la mut’ah rispetto alle donne”.

(cfr. Sahih Sunan al-Nisa'i, vol. 2, p. 268, Edizioni "al-Riyadh"; Ibn Kathir, al-Bidayah wal-Nihayah, p. 460, Edizioni "Aalam al-Kutub". N.d.T.)

Sebbene inizialmente alcuni dei Compagni e dei loro seguaci si opposero a questa proibizione del secondo califfo, da allora i sunniti considerarono il matrimonio mut’ah illegale. Gli sciiti, comunque, seguendo gli insegnamenti degli Imam della Famiglia del Profeta, continuarono a considerarlo legittimo, come lo era durante la vita dello stesso Profeta (S).

Nel Sacro Corano, Dio dice rispetto ai credenti: “E che si mantengono casti, eccetto con le loro spose e con schiave che possiedono - e in questo non sono biasimevoli, mentre coloro che desiderano altro sono i trasgressori” (23: 5-7). Inoltre: “E che si mantengono casti eccetto che con le loro spose e con le schiave che possiedono - e in questo non sono biasimevoli, mentre coloro che desiderano altro sono i trasgressori” (70:29-31). Questi versetti vennero rivelati a Mecca e dall’epoca della loro rivelazione fino all’Hijra (emigrazione del Profeta da Mecca a Medina, n.d.t.), è ben noto che il matrimonio mut’ah venne praticato dai musulmani. Se il matrimonio mut’ah non fosse stato un vero matrimonio e le donne che si sposavano attraverso esso non fossero state spose legittime, sicuramente secondo questi versetti coranici sarebbero state considerate come trasgressori della legge e sarebbe stato proibito praticare la mut’ah. Risulta quindi chiaro che dal momento che il matrimonio temporaneo non venne proibito dal Profeta Muhammad (S), esso fosse un matrimonio legittimo e non una forma di adulterio.



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